04/11/2009

Shark, fish, tigh, passive, aggressive

 

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Nel poker qualsiasi decisione noi prendiamo, sia di tipo tecnico che tattico e strategico in occasione dei tornei, non può mai prescindere dall’idea che ci facciamo degli avversari, ovvero del loro stile e del loro modo di interpretare il gioco. Una regola fondamentale del poker recita infatti “cerca di giocare gli avversari, non solo le carte” (“play the players not only the cards”). Entrare nella testa di chi ci sta di fronte è essenziale per cercare di comprendere che cosa ha in mano. Cerchiamo quindi di definire, a grandi linee, le tipologie di giocatori che si possono trovare al tavolo (e così magari ritroviamo anche il nostro stile all’interno di queste categorie!); iniziamo a distinguere in base alla scelta delle mani che vengono giocate e in base al livello di aggressività. In base al primo criterio abbiamo i giocatori loose, ovvero coloro che giocano molte mani anche quelle che normalmente vengono giudicate mediocri; nel secondo i giocatori tight, coloro che invece in questo senso sono molto più selettivi.Per quanto riguarda invece il livello di aggressività, troviamo i passive che come si intuisce sono giocatori passivi, inclini a chiamare senza effettuare rilanci, non bluffano e non fanno “trick plays”; al contrario gli aggressive sono ovviamente giocatori aggressivi che mettono sempre sotto pressione l’avversario con rilanci, giocate a sorpresa e bluff. La combinazione tra queste categorie principali ci consente di creare delle ulteriori tipologie. I giocatori loose che hanno uno stile passivo sono spesso definiti come calling station: giocano moltissime mani, limitandosi a chiamare, con l’idea di vedere quasi sempre fino all’ultima carta, al river. In questa categoria è facile trovare giocatori che vivono il poker come puro divertimento o come un gioco di fortuna (non sono di certo i professionisti del poker); sono ottimi avversari da trovare al tavolo perché regalano molte chips, basta però evitare di fare giocate “strane” contro di loro o tentare bluff, perché non porterebbero ad alcun risultato. Molto meglio giocare “lineari” e quando si ha un buon punto, puntare fino alla fine perché saranno comunque propensi a chiamare fino in fondo anche con un punto inferiore in mano. Viceversa i giocatori loose aggressive sono avversari temibili perché, come si intuisce facilmente, risultano molto difficili da “leggere”: giocano molte mani e quasi sempre in maniera aggressiva, concedendo pochissima iniziativa agli altri, con rilanci, trick plays e bluff. Il modo migliore per affrontarli è di aspettarli con una mano forte e giocarla in maniera molto aggressiva: così possono essere isolati (è infatti importante affrontarli in “testa a testa”) e rendere massimo il guadagno di chips che si può prendere da loro.I loose aggressive corrono però un grande rischio, quello di estremizzare il loro gioco e diventare i cosiddetti maniac, ossia giocatori completamente fuori controllo che giocano al massimo qualsiasi mano, ignorando ogni tipo di logica. Normalmente sono giocatori che in breve tempo finiscono le loro chips e in questo senso sono avversari che è bene avere al tavolo. Attenzione però a due rischi: il primo è la possibilità che di tanto in tanto causino della “bad beat” (ovvero vincano dei piatti in maniera rocambolesca); in secondo luogo tendono ad aumentare l’aggressività generale del tavolo perché tutti gli avversari cercano di isolarli rilanciando sempre sulle loro mani. I tight passive sono giocatori abbastanza rari al tavolo; spesso diventano calling station nel momento in cui iniziano a giocare molte mani, oppure le cosiddette rock. I giocatori “rock” non sono giocatori brillanti, ma adottano uno schema di gioco che li porta mediamente a risultati positivi: giocano poche mani, se non hanno un punto “foldano”, quando invece hanno una buona mano puntano, quando è molto buona rilanciano. Giocare contro di loro è abbastanza semplice perché sono giocatori prevedibili e leggibili ed è possibile anche effettuare dei bluff contro loro; ma averli al tavolo non è molto redditizio poiché non regalano nulla. Sono giocatori fondamentalmente timorosi di perdere chips.I giocatori forse più temibili sono invece i tight aggressive, perché sono giocatori “solidi” ma che al tempo stesso sanno ottimizzare le loro mani. Non è un caso che molti professionisti appartengano proprio a questa tipologia. Sono solidi perché scelgono una gamma ristretta di mani da giocare; ma quando entrano in gioco lo fanno alla grande, con aggressività e giocate inaspettate. Non danno punti di riferimento agli avversari: a volte hanno un punto molto forte, altre stanno magari bluffando, sfruttando l’immagine di solidità che si sono creati al tavolo. Sono i giocatori forse più ostici da avere al tavolo, tanto che sono spesso considerati gli shark (squali) del gioco, in contrapposizione ai fish (pesci), rappresentati dai giocatori più passivi e deboli (calling station su tutti). Va detto però che molte volte le categorie non sono così rigide, nel senso che alcuni giocatori si comportano in un modo in determinate fasi del gioco e diversamente in altre (ad es. sono aggressivi preflop e poi più prudenti); altri cambiano completamente stile dopo un po’ di tempo. Resta il fatto che capire lo stile degli avversari e saper giocare di conseguenza è molto importante, anche se richiede tempo e molta attenzione al tavolo. Anche perché per “entrare nella testa degli altri” non è sufficiente cercare di capire chi sono o che carte hanno, ma anche che cosa loro pensano di noi e del nostro gioco. Capire senza farsi capire è uno dei segreti del poker.

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