28/04/2009
Asso al River in Totosì Poker
Illustri colleghi, è con immenso piacere che vi comunico che anche Totosì ha lanciato il nuovo portale sul poker e le scommesse. La poker room è tra le più belle ed efficienti a cui mi sia mai iscritto. I versamenti sono facili da effettuare ed i pagamenti in caso di vincita sono veloci e garantiti dal marchio Totosì e dalla concessione dei Monopoli di Stato. Insomma Totosì
è una delle mie poker room preferite. Vi ricordo che i tornei freeroll sono dei tornei gratuiti in cui si vincono soldi veri. L'iscrizione a Totosì è gratuita e anche la partecipazione ai tornei freeroll
Ecco perchè vi suggerisco di giocare solo su poker rooms con concessione dei monopoli di stato. Il mio sito referito per giocare a poker è Totosì , probabilmente la sala da poker italiana con più giocatori, ricchi montepremi e un palinsesto che prevede un torneo freeroll circa ogni ora.
Il codice promozione Totosì , da inserire durante la registrazione, che da diritto ad un bonus in euro, cambia una volta al mese, vi segnalo dunque il link alla stessa pagina Totosì con il codice aggiornato:

Ace on the River
Barry Greenstein
Si dice spesso che i vecchi del poker abbiano fatto il loro tempo e che il loro gioco sia ormai sorpassato, ma in realtà il fatto che ci siano giocatori che dominano i tavoli con i limiti più elevati del mondo ininterrottamente da trent'anni è una dimostrazione dell'esagerata spavalderia delle
nuove leve.
Il mese scorso abbiamo parlato su queste pagine di Doyle Brunson e della sua 'bibbia', Super System II; ora, ci soffermeremo su di un altro giocatore leggendario, Barry Greenstein, e sul suo scritto che era nato in origine proprio come un capitolo per il libro di Brunson. "Ace on the River" non è un manuale né un formulario, anzi, due delle sue tre sezioni si soffermano su aspetti spesso dimenticati dalla letteratura specializzata.
Il volume si apre con un lungo capitolo autobiografico, che ripercorre i passi salienti della carriera di Greenstein, avvezzo al poker fin dall'infanzia e abile nel corso degli anni a trasformarlo in una professione, grazie anche a solidi studi nel campo delle scienze matematiche e informatiche; il pro di Chicago, residente però in California, è detto "Il Robin Hood del poker" in quanto dona in beneficenza tutte le sue vincite nei tornei -oltre 5 milioni di dollari mentre scriviamo- visto che il cash game è più che sufficiente al mantenimento del suo tenore di vita.
Le pagine successive dipingono un ritratto efficace di un mondo del tutto ignoto a chi si è avvicinato al poker dal pc di casa piuttosto che nelle sale da gioco: quello dei giocatori professionisti e delle innumerevoli figure che popolano i casinò, dai dipendenti ai giocatori perdenti passando per usurai, scommettitori e altri soggetti.
I consigli su come comportarsi in questa società sono fatti precedere da alcuni paragrafi che descrivono i giocatori professionisti come individui gretti e insensibili, cosa che deve urtare non poco chi devolve milioni di dollari a organizzazioni umanitarie e il cui più grande rimorso è di non aver saputo essere un
padre esemplare.
La seconda sezione, piuttosto corposa, riguarda la filosofia del poker.
Greenstein, pur dispensando consigli, dà spesso la sensazione di voler distogliere quante più persone possibile dall'intraprendere la sua stessa strada, mostrandosi estremamente severo dal punto di vista della disciplina e della psicologia del giocatore.
La visione di fondo è che solo pochissimi individui hanno le caratteristiche per diventare professionisti di successo, e gli altri, se dovessero perseverare nel tentativo di diventarlo, sono destinati alla rovina.
Imparare a giocare alla perfezione, secondo l'autore, non è sufficiente a garantire successo, in quanto oltre a saper giocare è necessario saper gestire la propria vita; e in questo, i capitoli centrali di "Ace
on the River" si rivelano assai preziosi.
Molti si chiedono quali siano le qualità che caratterizzano i giocatori vincenti: qui ne vengono elencate venticinque in ordine di importanza.
L'integrità morale
viene vista come un fattore chiave del professionista, e ancora più importante è la capacità di automigliorarsi ed essere consci che non si smette mai di imparare: quando si crede di giocare in maniera perfetta, la rovina è dietro l'angolo.
Il target del libro è delineato in coloro che aspirano a diventare professionisti, per i quali la lettura dei capitoli 11 e 12 è potenzialmente importante più dei migliori libri di teoria pokeristica.
Viene ripetuto il concetto che anche se si sa giocare a poker alla perfezione, ciò non significa che si sappia come fare denaro.
Il Robin Hood del poker cerca di spiegarlo, dando linee guida per scegliere il tavolo più adatto alle proprie possibilità, capacità e allo stato psicologico in cui ci si trova; altrettanto preziosa, poi, è l'arte di
Poker book saper conservare il denaro vinto, il che non significa solo bankroll management.
Per via del proprio particolare rapporto con il denaro, infatti, i giocatori di poker sono fra i peggiori investitori sulla faccia della Terra: il mondo delle scommesse sportive, nel quale -è cosa arcinota- non pochi giocatori hanno dilapidato tutte le proprie vincite, viene considerato particolarmente insidioso al punto che ad esso viene dedicato un intero capitolo.
La parte finale della sezione, poi, contiene una serie di utili consigli su come proteggersi da furti e frodi e di corpose riflessioni sul rapporto fra il gioco e la propria famiglia, la propria
sessualità e la società produttiva.
Si giunge così all'ultima parte del libro, quella relativa al gioco vero e proprio.
Come già detto, non si tratta di un formulario che spiega passo-passo come giocare determinate mani, ma l'approccio scelto è di ampio respiro.
Il testo è anche praticamente privo di calcoli matematici, sia perché si presuppone che chi legge abbia già dimestichezza in materia, sia perché per eccellere nel poker è necessario andare oltre i freddi numeri.
Si parte con una ricca trattazione della teoria dei giochi e un breve accenno a quella del caos, per poi definire le caratteristiche di chi gioca a determinati limiti.
Troviamo poi interessanti considerazioni sulle diverse opportunità di buy-in, con argomenti sia a favore dell'entrata col massimo che dello short stack, mentre di scarsa rilevanza è la sezione sul gioco online. Arriviamo così alla parte più pratica, intramezzata da un capitolo sui tornei in cui vengono sottolineati i tratti salienti del giocatore in grado di primeggiare nella disciplina.
Scopriamo che per molti anni Greenstein ha visto i giocatori da torneo come pokeristi di serie B, e tuttora ha riserve su molti di loro, continuando a considerare il cash game l'anima del gioco.
Molto interessanti sono le lezioni del terzultimo capitolo, che coprono più forme di poker (essenzialmente Hold'Em e Stud in tutte le varianti più giocate) e che, malgrado la loro estrema situazionalità, forniscono strumenti in grado di arricchire i propri orizzonti di gioco. "Ace on
the River" si chiude poi con l'analisi di poche, selezionate mani da torneo, di interesse almeno pari a quelle presentate in precedenza.
Quello che abbiamo di fronte, insomma, è un libro unico nel proprio genere, che reca con sé il messaggio che:
il giocatore professionista non costruisce le vittorie prevalentemente quando è seduto al tavolo, ma prima e dopo.
Per chi ha interesse ad adottare l'approccio dei pro storici d'oltreoceano, si tratta di un documento preziosissimo; gli altri abbiano chiaro il genere del prodotto prima di accingersi alla lettura.
16:38
Scritto da: proengineer
in LETTURE, TOTOSI | Link permanente | Commenti (0)
|
Segnala
| Tag: asso, river, letture, poker | OKNOtizie |
Facebook

